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martedì 21 aprile 2026

Analisi della struttura narrativa del romanzo "I ru viddrani", di Francesco Toscano.


Palermo, lì 21 aprile 2026.

Il romanzo "I ru viddrani" di Francesco Toscano presenta una struttura narrativa tipica del noir procedurale e del "true crime", caratterizzata da un intreccio che lega strettamente la cronaca criminale siciliana, le dinamiche di potere mafioso e il realismo delle indagini tecniche.

Di seguito l'analisi dei pilastri che compongono l'architettura narrativa dell'opera:


1. L'Innesco Narrativo: Dalla Micro-Criminalità alla Mafia

La narrazione non inizia con un omicidio, ma con un reato comune che funge da catalizzatore: il furto subito dall'anziano Mimì Sinatra da parte della sua badante Ingrid. La struttura segue un'escalation rapida:

  • La scelta dell'antigiustizia: Invece di rivolgersi allo Stato, le figure "sagge" del paese (Pina e Peppino) suggeriscono di ricorrere a Don Ciccio "ù pastranu", il boss locale.
  • Il conflitto di onore: L'offesa arrecata da Ingrid a Don Ciccio trasforma il furto in un caso di vita o di morte, portando all'ordine di esecuzione della donna.

2. Lo Sdoppiamento del Piano Investigativo

Il romanzo adotta una struttura a doppio binario per descrivere le indagini sul primo omicidio (Ingrid):

  • Il binario di Palermo: Descrive il lavoro dell'Ispettore Patrizio Finazzo, focalizzato sui rilievi tecnici e autoptici, che finisce però in un vicolo cieco a causa di un alibi di ferro del sospettato principale.
  • Il binario di Agrigento: L'indagine si sposta nel territorio di Punta Calura grazie a un esposto anonimo ricevuto dal Maresciallo Aiutante, sostituto ufficiale di Pubblica sicurezza, Roberto Ascali. Questo cambio di prospettiva geografica e istituzionale (dalla Polizia ai Carabinieri) accelera il ritmo del racconto.

3. L'Escalation Drammatica: L'Attacco alle Istituzioni

La struttura narrativa subisce una brusca virata verso il tragico nella parte centrale, dove la mafia colpisce per proteggere i propri segreti:

  • L'omicidio del testimone: Salvatore Crisà, che aveva parlato con i Carabinieri, viene brutalmente ucciso con un fil di ferro e un pezzo di pane in bocca, un segno simbolico tipico della ritualità mafiosa per punire chi "ha parlato".
  • Il sacrificio del servitore dello Stato: L'uccisione del Maresciallo Roberto Rinaldi in un agguato stradale rappresenta il punto di massima tensione del romanzo, portando lo Stato a una reazione massiccia e al trasferimento delle indagini alla D.D.A. di Agrigento.

4. Il Realismo Documentale

Un tratto strutturale distintivo di Toscano è l'inserimento di documenti realistici che interrompono la narrazione in terza persona per fornire un tono da inchiesta:

  • Verbali di autopsia dettagliati.
  • Trascrizioni di intercettazioni ambientali e telefoniche che svelano i dialoghi crudi tra i mafiosi.
  • Verbali di interrogatorio di collaboratori di giustizia, redatti con un linguaggio burocratico formale che accresce la veridicità del racconto.

5. Risoluzione e Ribaltamento Finale

Il climax è segnato dalla decisione di Marco Guarraggiano ("ù bombetta") di diventare un pentito dopo essere scampato a una faida interna. Le sue rivelazioni portano a:

  • L'identificazione del vero boss: Si scopre che il vertice del mandamento non era il palese Don Ciccio, ma l'insospettabile avvocato Carmelo Spatali, nipote dei Fiorenza.
  • L'epilogo e il colpo di scena morale: L'ultima scena vede Sebastiano Ciprì (Bastianu), un amico di Crisà, visitare la tomba della vittima. Viene rivelato che fu proprio lui l'autore degli esposti anonimi, dimostrando che la giustizia trionfa quando il muro dell'omertà viene abbattuto dai cittadini stessi.

In sintesi, la struttura de I ru viddrani è un viaggio circolare che parte dalla saggezza contadina siciliana ("viddrani"), attraversa l'orrore del potere mafioso e si conclude con il riscatto civile e il trionfo della legalità.

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[Focus sul romanzo] "I ru viddrani", di Francesco Toscano

I ru viddrani


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Elementi che caratterizzano l'opera:


Il romanzo "I ru viddrani" di Francesco Toscano è un'opera definita come "true crime" o giallo, ambientata nel territorio brullo dell'agrigentino, precisamente a Punta Calura. Il titolo si riferisce al termine con cui i protagonisti, i due anziani agricoltori Pina Modica e Peppino Fiorenza, chiamano i propri compaesani ("viddrani", ovvero contadini) in un contesto dominato dalla filosofia del "stai sempre in guardia se non vuoi soccombere".


La Trama e l'Innesco Criminale

La vicenda prende avvio da un fatto di cronaca locale: Domenico (Mimì) Sinatra, un anziano deriso come portatore di sventura, viene derubato di tutto il suo oro e argento dalla sua badante rumena, Ingrid, fuggita con un complice. Su suggerimento dei coniugi Fiorenza, Mimì si rivolge a Don Ciccio "ù pastranu" (Francesco Vassallo), capo della mafia locale, per recuperare il maltolto. Ingrid, rintracciata a Milano dagli uomini di Don Ciccio, offende il boss rifiutandosi di restituire il tesoro, atto che ne decreta la condanna a morte; la donna viene infatti uccisa poco dopo a Palermo.


L'Indagine del Maresciallo dei Carabinieri, Ascali Roberto

L'indagine ufficiale è condotta dal Maresciallo Aiutante, Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza, Roberto Ascali, comandante della Tenenza dei Carabinieri di Punta Calura, un reparto descritto come un baluardo di legalità in un territorio difficile. L'inchiesta riceve un impulso decisivo da un esposto anonimo che segnala la presenza dell'assassino di Ingrid proprio nella giurisdizione di Ascali.


Testimonianze cruciali

Salvatore Crisà, un anziano del luogo, conferma ai Carabinieri che Ingrid viveva da Sinatra; egli, con le sue propalazioni, indirizza gli investigatori sui veri autori del delitto per cui si procede.


La violenza mafiosa

Per mettere a tacere le indagini, la mafia uccide brutalmente Salvatore Crisà, ritrovato in un canneto strangolato con un fil di ferro e con un pezzo di pane duro in bocca (segno punitivo per aver parlato). Successivamente, viene assassinato in un agguato anche il Maresciallo Roberto Rinaldi, membro della squadra di Ascali, reo di essersi avvicinato oltremodo agli autori dell'efferato omicidio del Crisà.


Risoluzione e Verità Svelata

Il punto di svolta arriva quando Marco Guarraggiano ("ù bombetta"), autista di Don Ciccio e testimone dei delitti, sfugge a un attentato durante una faida interna alla mafia e decide di diventare un collaboratore di giustizia ("pentito"). Guarraggiano rivela la verità scioccante: il capo indiscusso del mandamento mafioso di Punta Calura è l'avvocato Carmelo Spatali (nipote dei Fiorenza), che aveva ordinato gli omicidi di Ingrid e del Maresciallo Rinaldi. L'opera si conclude con una vasta operazione di polizia giudiziaria avvenuta all'alba del 21 marzo 2015, che porta all'arresto di Spatali e di altri 30 sodali, smantellando, di fatto, l'organizzazione criminale.


Temi e Riconoscimenti

Il romanzo funge da denuncia contro l'omertà e celebra l'impegno civile dei Carabinieri nel demolire il muro tra giustizia e cittadini in terre difficili. Per la sua qualità narrativa e l'impatto sociale, l'opera si è classificata al terzo posto nel Concorso Letterario Nazionale "La Nostra Terra 2015". [...]




Grazie,

Francesco Toscano
Autore e Editore.


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