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sabato 18 aprile 2026

Focus sul saggio "Brancaccino! Ù sai a cu ammazzaru steinnata? Che cosa scrivo adesso?", di Francesco Toscano.


Palermo, 18 aprile 2026.

Il saggio "Brancaccino! Ù sai a cu ammazzaru steinnata? Che cosa scrivo adesso?" rappresenta il primo lavoro esplicitamente autobiografico di Francesco Toscano. Attraverso una narrazione che fonde ricordi personali e fatti realmente accaduti, l'autore tratteggia un ritratto complesso e toccante del quartiere Brancaccio di Palermo, dove è nato e cresciuto.

Ecco i punti focali che emergono dall'opera:


Significato dei titoli e atmosfera

  • "Brancaccino!": Indica il senso di appartenenza al quartiere, ma l'autore riflette sul proprio "DNA", sottolineando come sia riuscito ad affrancarsi dalla criminalità diffusa grazie agli studi e al servizio nello Stato.
  • "Ù sai a cu ammazzaru steinnata?" (Lo sai chi hanno ucciso stasera?): Era la domanda che risuonava quotidianamente nelle case di Palermo negli anni '80 durante la seconda guerra di mafia. Il saggio descrive un clima di terrore in cui i cittadini vivevano sotto un "coprifuoco" di fatto, temendo di essere uccisi per errore dai sicari.
  • "Che cosa scrivo adesso?": Rappresenta il dilemma interiore dell'autore e lo stress psico-fisico nel voler raccontare una storia così carica di sfaccettature e dolore.

Il ritratto psicologico di Brancaccio

L'opera si snoda tra due poli opposti:

  • La nostalgia rurale: Toscano ricorda il quartiere degli anni '70 come un luogo idilliaco, ricco di agrumeti, vigneti e orti (come via Giacomo Alagna), dove la vita scorreva lenta e la comunità era unita.
  • Il realismo crudo: Il passato rurale si scontra con la violenza degli anni '80 e '90, segnata da efferati omicidi di mafia e dalla "guerra di trincea" dovuta all e morti per l'eccessiva assunzione di eroina. Viene citato l'assassinio di Padre Pino Puglisi (avvenuto proprio a Brancaccio nel 1993) come momento di rottura e successiva speranza.

Personaggi e storie di vita

L'autore dà voce a un'umanità multiforme attraverso figure che hanno segnato la sua crescita:

  • Franco (F.M.): Un ragazzo tenace e solare, ammirato dai bambini, che organizzava tornei di calcio (il "Mundialito") per tenerli lontani dalla strada, scomparso tragicamente in un incidente stradale.
  • Totò (S.G.): Compagno di banco delle elementari, diventato poi ufficiale di macchina, scomparso prematuramente per un tumore.
  • Enzo (V.V.): Amico di studi dalle elementari alla maturità, che dopo anni di sacrifici è riuscito a diventare infermiere.
  • Figure tragiche: Come Aldo, morto di overdose, o Renzo, "nato femmina in un corpo di maschio", vittima di AIDS e prostituzione.
  • L'opposto sociale: "Pacchionello – Diecimila", figlio viziato di un boss mafioso che ostentava ricchezza in un contesto di povertà.

Aneddoti e giochi di strada

Il saggio recupera tradizioni popolari e ricordi d'infanzia:

  • Giochi d'epoca: Come "Acchiana ù patri cu tutti i so’ figghi!", un gioco di forza e abilità accompagnato da cantilene in siciliano.
  • Momenti simbolici: Il regalo della bici da cross rossa per il Natale del 1978 e l'esperienza come playmaker nella squadra di basket della scuola.

In sintesi, il saggio è un atto d'amore per Brancaccio. Toscano non nasconde le ferite del quartiere, ma sceglie di celebrare la resilienza di chi lavora e onestamente cerca un riscatto, vedendo in iniziative come la casa-museo di Padre Puglisi o il murale "Rusulìa" segnali di speranza per il futuro.

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[Focus sul romanzo] "I ru viddrani", di Francesco Toscano

I ru viddrani


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Elementi che caratterizzano l'opera:


Il romanzo "I ru viddrani" di Francesco Toscano è un'opera definita come "true crime" o giallo, ambientata nel territorio brullo dell'agrigentino, precisamente a Punta Calura. Il titolo si riferisce al termine con cui i protagonisti, i due anziani agricoltori Pina Modica e Peppino Fiorenza, chiamano i propri compaesani ("viddrani", ovvero contadini) in un contesto dominato dalla filosofia del "stai sempre in guardia se non vuoi soccombere".


La Trama e l'Innesco Criminale

La vicenda prende avvio da un fatto di cronaca locale: Domenico (Mimì) Sinatra, un anziano deriso come portatore di sventura, viene derubato di tutto il suo oro e argento dalla sua badante rumena, Ingrid, fuggita con un complice. Su suggerimento dei coniugi Fiorenza, Mimì si rivolge a Don Ciccio "ù pastranu" (Francesco Vassallo), capo della mafia locale, per recuperare il maltolto. Ingrid, rintracciata a Milano dagli uomini di Don Ciccio, offende il boss rifiutandosi di restituire il tesoro, atto che ne decreta la condanna a morte; la donna viene infatti uccisa poco dopo a Palermo.


L'Indagine del Maresciallo dei Carabinieri, Ascali Roberto

L'indagine ufficiale è condotta dal Maresciallo Aiutante, Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza, Roberto Ascali, comandante della Tenenza dei Carabinieri di Punta Calura, un reparto descritto come un baluardo di legalità in un territorio difficile. L'inchiesta riceve un impulso decisivo da un esposto anonimo che segnala la presenza dell'assassino di Ingrid proprio nella giurisdizione di Ascali.


Testimonianze cruciali

Salvatore Crisà, un anziano del luogo, conferma ai Carabinieri che Ingrid viveva da Sinatra; egli, con le sue propalazioni, indirizza gli investigatori sui veri autori del delitto per cui si procede.


La violenza mafiosa

Per mettere a tacere le indagini, la mafia uccide brutalmente Salvatore Crisà, ritrovato in un canneto strangolato con un fil di ferro e con un pezzo di pane duro in bocca (segno punitivo per aver parlato). Successivamente, viene assassinato in un agguato anche il Maresciallo Roberto Rinaldi, membro della squadra di Ascali, reo di essersi avvicinato oltremodo agli autori dell'efferato omicidio del Crisà.


Risoluzione e Verità Svelata

Il punto di svolta arriva quando Marco Guarraggiano ("ù bombetta"), autista di Don Ciccio e testimone dei delitti, sfugge a un attentato durante una faida interna alla mafia e decide di diventare un collaboratore di giustizia ("pentito"). Guarraggiano rivela la verità scioccante: il capo indiscusso del mandamento mafioso di Punta Calura è l'avvocato Carmelo Spatali (nipote dei Fiorenza), che aveva ordinato gli omicidi di Ingrid e del Maresciallo Rinaldi. L'opera si conclude con una vasta operazione di polizia giudiziaria avvenuta all'alba del 21 marzo 2015, che porta all'arresto di Spatali e di altri 30 sodali, smantellando, di fatto, l'organizzazione criminale.


Temi e Riconoscimenti

Il romanzo funge da denuncia contro l'omertà e celebra l'impegno civile dei Carabinieri nel demolire il muro tra giustizia e cittadini in terre difficili. Per la sua qualità narrativa e l'impatto sociale, l'opera si è classificata al terzo posto nel Concorso Letterario Nazionale "La Nostra Terra 2015". [...]




Grazie,

Francesco Toscano
Autore e Editore.


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